...Alessandria Pride is coming

25 maggio 2024
il corteo

Scopri tutti gli eventi alPride per i mesi di aprile e maggio:

La mappa e le informazioni utili

Il corteo del 27 maggio

Ecco la mappa del corteo.

Vi aspettiamo sabato 27 maggio alle ore 15:00 ad Alessandria in Corso Crimea (angolo Corso Roma).

Il corteo partirà alle ore 17:00 e arriverà al Parco Carrà alle ore 20:30.

A seguire:
AFTER PARTY presso la Ristorazione Sociale, viale Milite Ignoto 1/A, con cibo, musica e taroqueer.

Tutta Alessandria è Pride

Documento politico del Pride 2023

È un papavero rosso il simbolo del nostro ALPRIDE2023, un fiore che ricorda le gesta compiute in nome della libertà, un fiore come simbolo di risveglio della coscienza contro ogni forma di segregazione, sopruso, violenza, discriminazione.   

TuttƏ AL Pride ci vuole ricordare che ognunƏ è unicƏ, ognunƏ è dignitosƏ, ognunƏ è liberƏ.

È questo il motto. Tutta Alessandria è colore, è dignità, è libertà.

TuttƏ AL Pride, tutta Alessandria è Pride.

Senza confini: lasciamo le barriere nel dimenticatoio, nell’ombra di questi tempi troppo violenti. Liberiamoci dalla violenza, si può fare.

Prima di ogni altra cosa, il Pride di Alessandria è antifascista e antirazzista.

Questo spazio e questo tempo che calpestiamo non sono esclusiva di nessun gruppo. L’orientamento sessuale, l’identità di genere, l’etnia, la religione, lo stato sociale: nulla di tutto ciò giustifica la separatezza e la marginalizzazione.

Siamo per l’accoglienza di ogni straniero, anche dello straniero che teniamo dentro di noi. Ascoltare la voce altrui significa darle cittadinanza.

La comunità LGBTTQIA+ (Lesbica, Gay, Bisessuale, Transessuale, Transgender, Queer, Intersex, Asex, +) vede però ancora inascoltate troppe richieste.

Il Pride rappresenta un’occasione per esprimere collettivamente la richiesta del riconoscimento di maggiori diritti: è attraverso il Pride che si dà voce alle tante istanze tuttora disattese, che si incrociano – in particolare in questo momento socio-politico – alle rivendicazioni di altri gruppi e individui discriminatƏ.

Il Pride ha origine con la “rivolta di Stonewall”, una serie di violenti scontri fra la comunità omosessuale e trans, e la polizia, avvenuti a New York e culminati il 28 giugno 1969, a seguito dell’ennesima irruzione violenta e senza ragione da parte dei poliziotti in un bar gay nel Greenwich Village, lo Stonewall Inn.

Il 28 giugno è considerato simbolicamente il momento della nascita del movimento di liberazione lesbico, gay, bisessuale e trans moderno in tutto il mondo ed è stato scelto come data per la “Giornata mondiale dell’orgoglio LGBT*” o “LGBT* Pride”. Come la Giornata della Memoria, la Giornata Internazionale della Donna, la Festa della Liberazione e la Festa deƏ LavoratorƏ, anche questa data merita di essere un giorno da dedicare alla celebrazione. Una celebrazione dal carattere commemorativo ma al tempo stesso festoso, che richiama la tradizione del carnevale a cui spesso la parata viene accomunata in modo poco lusinghiero: il carnevale, tuttavia, è il momento dell’anno in cui fin dall’antichità tuttƏ, per un giorno, sono ugualƏ e possono dileggiare bonariamente Ə potentƏ, attraverso il rovesciamento dei ruoli e la libera espressione di caratteristiche personali che rimangono celate, quando non esplicitamente osteggiate, durante il resto dell’anno.

Ma il Pride è comunque più di una celebrazione. È un momento chiave per ribadire la nostra rivendicazione politica. Tra le istanze avanzate, è sempre centrale l’autodeterminazione dei corpi, il diritto di esprimere in libertà le proprie caratteristiche personali e i propri desideri, di vivere secondo la propria volontà, quando questo non danneggi nessun altrƏ. La naturalizzazione dell’eterosessualità e del binarismo di genere, che sono al contrario strutture costruite storicamente e culturalmente, sono il cuore di una strategia ostile volta a indurre il legislatore, attraverso la sollecitazione di istinti repulsivi nella società civile, a riformare in senso regressivo il nostro ordinamento e quindi a mantenere in posizione subordinata e sottomessa non soltanto la comunità LGBTTQIA+ ma anche tutto il genere femminile.
Il mancato riconoscimento dei diritti fondamentali, oltre a rappresentare una contraddizione e una sconfitta sociale e culturale, è oltretutto distante da quanto espresso nella Costituzione Italiana. L’articolo 3 afferma:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Il testo esprime uno dei principi più significativi della Costituzione Repubblicana: conseguenza diretta dei valori ereditati dalla Rivoluzione francese (libertà, uguaglianza e fraternità), è in linea con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. La proclamazione del principio di uguaglianza segna una netta rottura nei confronti del passato, quando la titolarità dei diritti e dei doveri dipendeva dall’estrazione sociale, dalla religione o dal sesso.

Tuttavia, per giungere davvero all’uguaglianza formale e sostanziale di tuttƏ, occorre ancora impegnarsi e lottare, cominciando dallo spiegare perché le nostre rivendicazioni interessano ogni cittadinƏ di questo paese. Una società pacificata, inclusiva, in cui le discriminazioni e lo stigma sono ridotti al margine, è una società migliore per tuttƏ.

Le lotte del movimento LGBTTQI*, fin dai drammatici eventi dello Stonewall Inn, hanno provocato una mutata attenzione nei confronti delle istanze avanzate, sia sul piano nazionale sia su quello internazionale, da parte dell’opinione pubblica, dei mezzi di comunicazione e della classe politica. Ma l’incremento dell’attenzione collettiva non ancora determinato il completo riconoscimento delle rivendicazioni della comunità. È certamente indubbio che alcune di esse siano state accolte a livello politico, ma occorre insistere sul piano istituzionale per veder riconosciuti i diritti tuttora negati e, al contempo, continuare ad aprirsi al confronto con la società civile per decostruire, attraverso il dialogo, i pregiudizi radicati nei confronti delle persone LGBTTQIA+.

Nel ranking dei diritti elaborato da ILGA, Europe Rainbow Europe Map 2022, mette Italia al 33° posto su 49 Paesi per uguaglianza e tutela delle persone LGBTQIA+, posizionandoci tra la Repubblica Ceca e la Georgia, dietro persino al Kosovo, ad Andorra, all’Albania e all’Ungheria di Orban.

LE RIVENDICAZIONI

La principale richiesta è quella di investire nella sensibilizzazione, nell’informazione e nella formazione, nell’educazione a proposito delle tematiche LGBTTQIA+, con l’obiettivo di costruire una società accogliente nei confronti di chi è considerato “diverso”. La discriminazione dovrebbe essere condannata, anziché incoraggiata durante i discorsi elettorali. Non può far parte dell’arco costituzionale chi propugna l’odio e la discriminazione.

Il superamento di stereotipi e pregiudizi, raggiungibile attraverso un’adeguata informazione, garantisce uno sviluppo armonioso ed equilibrato della persona, contribuendo alla creazione di un clima in cui la medesima si senta completamente libera di esprimere sé stessa, e in particolare il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere, nella piena facoltà di autodeterminazione.

Nonostante l’Europa, con buona parte dei suoi Stati, prenda una posizione netta contro le norme ungheresi che vietano la propaganda omosessuale, l’Italia ne resta esclusa. Dopo l’affossamento della legge Zan, assistiamo ad un silenzio legislativo ormai arenato. Crediamo che sia fondamentale intervenire sulla legge Mancino, introdotta nel 1993 per punire i crimini d’odio e dell’incitamento all’odio, inserendo accanto alle discriminazioni per razza, etnia e religione (già contemplate) anche le discriminazioni per sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità, promuovendo anche  una serie di azioni per prevenirle.

Chiediamo la riscrittura completa della legge 164, affinché sia garantito a tutti e tutte il diritto all’autodeterminazione del proprio corpo e della propria identità di genere, anche sui documenti di identità.

Il numero delle persone transgender in Italia è in constante aumento: sulla base dei dati disponibili ricavati dalle persone che si rivolgono ai centri clinici per il percorso di affermazione di genere si stima che ad oggi si tratti dello 0,5-1% della popolazione generale contro una diffusione dello 0,002- 0,005% negli anni ’80. Tuttavia il mondo transgender, come anche in generale le persone LGBTTQIA+, proprio sul versante “salute” soffre ancora oggi di criticità.

Chiediamo:

  • di implementare gli strumenti informativi per l’accesso alla salute delle persone transgender;
  • un monitoraggio dei consultori che offrono servizi per persone LGBT+;
  • che si prevenga e contrasti lo stigma e la discriminazione nell’accesso e nell’utilizzo dei servizi sanitari da parte delle persone LGBT+;
  • una formazione del personale sanitario, a partire dal percorso universitario, con specifica attenzione al personale di Pronto Soccorso, per adeguata accoglienza e presa in carico appropriata della persona;
  • una formazione dei medici di medicina generale/medici specialistici in tema di benessere e problematiche della salute delle persone LGBT+;
  • una facilitazione dell’accesso ai servizi di sostegno psicologico e psichiatrico con personale adeguatamente formato nelle strutture pubbliche;
  • l’accesso agli screening di prevenzione durante e dopo il percorso medico di affermazione di genere;
  • l’accesso agli screening per persone transgender non medicalizzate;
  • che siano previsti percorsi di accompagnamento post intervento di attribuzione chirurgica del sesso;
  • la facilitazione dell’accesso alla terapia ormonale in tutte le Regioni in modo omogeneo;
  • l’istituzione di sportelli territoriali di assistenza/orientamento facilmente accessibili, con funzioni di ascolto e supporto psicologico, anche in partenariato con enti pubblici territoriali e soggetti del privato sociale.

Pretendiamo la cessazione delle riassegnazioni chirurgiche del sesso deƏ bambinƏ natƏ con caratteristiche fisiche considerate non conformi rispetto a una norma completamente irrealistica, motivate da necessità tutt’altro che di salute (spesso, infatti, le operazioni a cui le persone intersex sono sottoposte niente hanno a che fare con la sopravvivenza);

Chiediamo la realizzazione di incontri di formazione e sensibilizzazione rivolta a medici, infermieri, ostetriche e personale sanitario in generale per incoraggiare quindi il processo di autodeterminazione delle persone intersex, affinché possano esprimersi autonomamente e dare il proprio consenso informato a eventuali trattamenti.

Le coppie costituite da persone dello stesso sesso dovrebbero avere uguale dignità e i medesimi diritti assicurati alle coppie eterosessuali. La legge italiana favorisce, di fatto, un principio antidemocratico e discriminatorio, non garantendo alle coppie omosessuali l’accesso al matrimonio: chiediamo parità di diritti anche su questo piano, parità ormai tutelata in molti Paesi d’Europa e non solo.

Chiediamo che venga garantita la possibilità di adozione di minori da parte di singoli, singole e coppie, indipendentemente dall’orientamento sessuale di chi ne fa richiesta; anche in questo caso, come già avviene in molti Paesi europei e non solo.

Il 13 Marzo la Commissione Politiche Europee del Senato ha bocciato la proposta del Regolamento UE per il riconoscimento deƏ figlƏ, anche di coppie omogenitoriali e l’adozione di un Certificato Europeo di Filiazione.

La risoluzione della maggioranza contraria alla proposta di regolamento, presentata dal relatore Giulio Terzi (Fratelli d’Italia) è passata con 11 voti favorevoli e 7 contrari, compatti sul no tutte le opposizioni.

La sospensione delle registrazioni è dovuta a una circolare del Prefetto di Milano che a sua volta ha interpellato il Ministero dell’Interno. La Prefettura per chiedere l’interruzione delle trascrizioni ha fatto riferimento alla L.40/2004, legge sulla procreazione medicalmente assistita, consentita solo a coppie formate da persone di sesso diverso, legge che tra l’altro va a vietare anche la maternità surrogata.

Di fronte a tal circolare il Sindaco di Milano, Beppe Sala non ha potuto far altro se non quello di sospendere le registrazioni. Tali misure sono quindi volte a limitare i diritti genitoriali al solo genitore biologico nelle famiglie dello stesso sesso. Il 30 marzo Beppe Sala ha portato in Europa la battaglia per il riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali.

A lui e ai suoi omologhi è posti divieto di trascrivere i certificati di nascita emessi all’estero sia nel caso in cui la genitorialità viene richiesta da coppie dello stesso sesso sia nel caso di coppie eterosessuali che abbiano fatto ricorso alla maternità surrogata fuori dai confini nazionali.

L’impatto reale di tale provvedimento fa sorgere forti discriminazioni attuali e future basti pensare al tema dell’eterologa, all’ambito dell’istruzione.

In un sistema democratico e pluralista, volto a salvaguardare i diritti inviolabili dell’uomo e a riconoscere le formazioni sociali, non si può pensare di stabilire quali siano i confini del concetto di famiglia.

Per questa ragione, ben evidenziata dall’art.2 della Costituzione, si richiede aƏ SindacƏ una netta posizione di supporto in quanto non possono sussistere bambinƏ di “prima e di seconda” classe e di conseguenza Diritti di “serie A e di serie B”.

Pretendiamo l’abolizione della Legge 40 e la parità di diritti per tuttƏ all’accesso alla Procreazione Medicalmente Assistita.

Pretendiamo la tutela al diritto di corretta in/formazione, in particolare in ambiente scolastico, affinché l’informazione sia libera da censure e non contribuisca alla discriminazione attraverso la formazione di stereotipi, bensì all’educazione alle differenze e alla creazione di una cultura che valorizzi l’espressione personale come forma di libertà, verso il superamento delle varie forme di bullismo, soprattutto di quello omo/bi/lesbo/transfobico.

Chiediamo un’educazione sessuale, al genere e all’affettività più ampia e corretta in tutte le scuole, fin dalle elementari, e in tutti i luoghi di formazione e nei posti di lavoro, per il personale e per gli utenti.

Vogliamo inoltre che nei vari corsi di laurea delle università italiane si dedichi il giusto spazio – come in parte si sta già facendo – alla nostra comunità, soprattutto in vista di una formazione più corretta per le future generazioni nelle varie professioni.

La Carriera Alias è una procedura amministrativa che consente aƏ studentƏ trans* di cambiare il nome assegnato alla nascita, in base al sesso biologico, con il nome d’elezione, nel rispetto dell’identità che lƏ studentƏ riconosce come propria.

La Carriera Alias è usata in alcune Scuole e in alcuni Atenei italiani. Viene messa a disposizione dellƏ studentƏ su decisione dei Dirigenti Scolastici, non è ancora purtroppo attivata per legge in ogni Istituto ed Università.

Questa procedura amministrativa consente aƏ studentƏ che ne faccia richiesta di vedere tesserini registri e libretti elettronici, documenti ed atti che lƏ riguardano compilati con il nome d’elezione; il corpo docente è pertanto tenuto a rispettare questa decisione.

La Carriera Alias, tuttavia, non è efficace per gli atti e i documenti prodotti fuori dalla Scuola/Università.

L’importanza della Carriera Alias non è solo pratica, ovvero consentire l’uso e la produzione di documenti con il nome con cui la persona si identifica ed è conosciuta, ma serve anche ad andare incontro, soprattutto nelle Scuole superiori in cui lƏ studentƏ vivono anni di grandi fragilità e difficoltà, alle istanze dell’individuo e alla formazione delle identità.

Il mondo della Scuola e dell’Università si dimostra più aderente con la realtà, più aperto al mondo e alle istanze delle persone di molta politica e di tanti altri settori della Pubblica Amministrazione, dove sembra difficile introdurre una riforma. Ma è un punto di partenza, sebbene tardivo rispetto ad altri Paesi europei: ecco perché con forza sollecitiamo i docenti a fare formazioni sul tema, in modo da non discriminare o creare disagio, neppure per errore, a nessunƏ studentƏ.

Vogliamo che questo documento, il Pride e le storie di moltƏ studentƏ siano di stimolo alla classe dirigente nel riconoscimento e nell’attivazione della Carriera Alias in tutte le Scuole e in tutti gli Atenei, per legge, e che ispiri ad una riforma più ampia su tutta la Pubblica Amministrazione.

Chiediamo che i Dirigenti Scolastici di Alessandria aderiscano all’iniziativa e deliberino in favore della Carriera Alias nelle loro sedi, e che forniscano al corpo docente gli strumenti per capire a fondo i temi dell’identità sessuale e dell’identità di genere, nell’interesse dellƏ studentƏ di Alessandria.

La Carriera Alias è prevista in particolare per lƏ studentƏ trans*: chiediamo altresì la stessa sensibilità del corpo docente per TUTTE le identità di genere, comprese le persone genderfluid e non-binary.

Chiediamo più luoghi di aggregazione, svago e cultura dichiaratamente aperti alle persone LGBTQIA+, ponendo l’attenzione sul bisogno della nostra comunità di spazi per i nostri servizi e le nostre attività. Esistono molte strutture in disuso che si potrebbero regolarizzare o delle quali si potrebbe permettere l’autogestione: pretendiamo infatti il riconoscimento del valore degli spazi pubblici autogestiti che portano avanti discorsi di progresso civile, sociale e culturale.

Inoltre sarebbe importante valorizzare la storia e la cultura queer, mettendo in evidenza la vivacità culturale, la ricchezza intellettuale e i contributi innovativi della cultura LGBTQIA+ in ogni sua forma, anche in ambito locale.

Chiediamo rispetto, libertà, dignità per Ə lavoratorƏ, e leggi che non favoriscano la precarizzazione del mercato del lavoro.

Rivendichiamo il superamento del divario retributivo di genere e una paga che sia degna, commisurata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, come dice la Costituzione. Sono inoltre necessari interventi per favorire le opportunità di formazione e di inserimento nel mercato del lavoro delle persone transessuali e transgender, con particolare attenzione alle trans femminili. 

La Risoluzione del Consiglio d’Europa (2048) 2015 del 22 aprile 2015 sulla «Discriminazione contro le persone transgender in Europa» invita gli Stati membri ad adottare una serie di misure in materia di contrasto alle discriminazioni verso le persone transgender, tra cui: […] promuove l’attivazione di iniziative di sensibilizzazione e formazione rivolte a ogni professionista che venga a contatto con persone transgender, circa i loro bisogni.

La Risoluzione 1728 (2010) dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, del 29 aprile 2010, sulla discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, invita gli Stati membri ad attivarsi affinché, tra l’altro: […] sia garantito alle persone transgender l’accesso […] al lavoro e in generale, la tutela dei diritti fondamentali.

Vogliamo:

  • la promozione dell’inclusione lavorativa delle persone transgender;
  • la promozione dei percorsi di formazione e riqualificazione professionale per persone transgender;
  • la promozione dell’autoimprenditorialità delle persone transgender;
  • la promozione di misure per l’accesso al lavoro dipendente delle persone transgender, anche mediante incentivi alle aziende, borse lavoro o tirocini professionalizzanti.


Sosteniamo l’Accordo Territoriale sulle Molestie e la Violenza nei Luoghi di Lavoro, firmato da Confindustria di Alessandria e CGIL, CISL e UIL lo scorso dicembre 2018, che fa a sua volta riferimento all’Accordo Quadro Nazionale firmato nel giugno 2017 da Confindustria e CGIL, CISL e UIL del Piemonte.

Nell’Accordo, ogni azienda – oltre a non accettare e a denunciare comportamenti di molestie e violenze nei confronti dƏ lavoratorƏ – si impegna a promuovere iniziative di contrasto al fenomeno della violenza, a predisporre azioni di supporto al reinserimento lavorativo delle vittime e a promuovere attività di sensibilizzazione e prevenzione dei fenomeni. È importante che l’accordo stretto fra le parti datoriali e sindacali mantenga la caratteristica di strumento attivo di riferimento nel contesto aziendale, spesso sede di comportamenti omertosi. In questo contesto, si fa inoltre riferimento al ruolo consulenziale e di supporto del territorio erogato dalla Consulta per le Pari Opportunità e dal Centro Antiviolenza Me.Dea.

L’attacco verso il Reddito di Cittadinanza e verso le tutele per le persone più fragili sta producendo, da alcuni mesi a questa parte, una vorticosa spirale di “Impoverimento diffuso” che coinvolge tutti gli strati più fragili della popolazione. L’aumento deƏ poverƏ (e la rapida crescita dƏ “lavoratorƏ poverƏ”) e delle forme più estreme della povertà è ormai visibile nelle nostre Città, anche in quelle di provincia come Alessandria.

Prendiamo atto di “una guerra” in atto verso le persone più povere che il Governo attuale sta promuovendo sottraendo diritti, risorse e opportunità a vantaggio dei ceti più ricchi e straricchi della popolazione generale. Il conflitto sociale è alle porte e il degrado dei centri urbani non è più affrontabile solo con strumenti locali o di sistema.

Se a tutto questo si somma lo smantellamento della Sanità Pubblica e la famigerata “autonomia differenziata” scopriamo che anche il ceto medio e Ə lavoratorƏ sono i bersagli di questa strategia di impoverimento diffuso e di orientamento delle classi più ricche verso sistemi privati, a pagamento, in barba alla nostra Costituzione Repubblicana.

Viene il sospetto che chi ci governa abbia bisogno di produrre impoverimento, degrado e conflitti per poi intervenire con atti legislativi volti a ridurre le Libertà, le tutele e le garanzie che invece la Carta Costituzionale riconosceva aƏ cittadinƏ (es. Legge sui Rave).

Riaffermiamo con forza la necessità di introdurre nella legislazione nazionale il principio dello IUS SOLI, secondo cui chi nasce sul suolo italiano, è italiano. Occorre una revisione delle politiche nei confronti deƏ rifugiatƏ per favorirne un reale inserimento dopo l’uscita dai centri di accoglienza e tutela dei diritti fondamentali di ogni migrante, richiedente asilo o meno.

Parlare di sesso e disabilità significa parlare di affetto e di diritti, di emozioni e di professioni (come quella dell’assistente sessuale, ad esempio); il tema ruota sempre e comunque attorno al concetto di dignità.
La figura dell’assistente sessuale o accompagnatore sessuale è presente in Austria, Svizzera, Germania, Danimarca e Olanda. In Italia esiste un disegno legge, l’Atto Senato n. 1442 “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità”, presentato nel 2014 e mai avviato all’iter legislativo, che propone l’istituzione della figura professionale definita al suo interno come «figura dell’assistente per la sana sessualità e il benessere psicofisico delle persone disabili». «Tale operatorƏ», è scritto nella relazione accompagnatoria, «a seguito di un percorso di formazione di tipo psicologico, sessuologico e medico, dovrà essere in grado di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva” e ancora “la dimensione della sessualità con persone con disabilità può e dev’essere sostenuta attraverso un intervento di assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità». L’obiettivo che proponiamo è il recupero del testo della proposta, il suo eventuale miglioramento (specie laddove rimanda ad uno specifico atto del Ministero della Salute) e la sua riproposizione nell’attuale legislatura.

Chiediamo anche che venga letto e studiato quel documento preziosissimo della Convenzione ONU per le persone con disabilità: la prima a trattare nello specifico i diritti delle persone con disabilità. La Convenzione non introduce nuovi diritti per le persone con disabilità, semplicemente concretizza la portata dei diritti fondamentali dei vari strumenti di tutela dei diritti umani. Le persone con disabilità non devono essere più viste nell’ottica di patologie da compensare e riabilitare, ma come parte delle diversità che caratterizzano gli esseri umani. Ciò che le indicazioni della Convenzione disegnano non è un nuovo modello di disabilità, ma un differente modello di società.

Dopo il riconoscimento del diritto di stilare le Dichiarazioni Anticipate di volontà nei Trattamenti sanitari, chiediamo l’approvazione di una legge che garantisca ai cittadini anche il diritto alla libera scelta per quanto riguarda il fine vita, affinché il porre fine ad agonie prolungate e all’accanimento terapeutico diventi una possibilità concreta.

L’abolizione della protezione umanitaria prima, e della Protezione Speciale ora, forme residuali di protezione che venivano attribuite dal giudice a soggetti senza diritto, al riconoscimento dello status di rifugiato e alla protezione sussidiaria ma che non potevano essere allontanati dal territorio nazionale perché in condizioni di oggettiva e grave minaccia all’integrità personale o per preservare l’unità familiare, riducono fortemente la possibilità a persone che giungono nel nostro paese di ottenere o mantenere il permesso di soggiorno.

Anche il Sistema D’Asilo nazionale sta ricevendo ulteriori attacchi dalla compagine di Governo che si sta preparando a sopprimere quasi totalmente il sistema d’accoglienza sostituendolo con dispositivi di carcerazione e di reclusione anche per coloro che si dichiarano rifugiatƏ o richiedenti protezione Internazionale.

Questa aggravante si sovrappone ad una situazione in cui i servizi rivolti aƏ migrantƏ sono spesso erogati senza tenere in considerazione la dimensione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Ad esempio, alcune campagne informative rivolte aƏ cittadinƏ migranti e volte alla prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale, non facevano menzione della possibilità di contagio tra persone dello stesso sesso. Inoltre, non è affatto risolta l’interazione fra mediazione culturale e gli aspetti rilevanti dei servizi per l’accoglienza e le attività formative e di supporto, tanto che a prevalere sono spesso le reti informali interne alle comunità migranti. In tal modo, soprattutto a causa dei tabù verso i temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, moltƏ migrantƏ LGBTQIA+ non possono contare su un valido aiuto e restano isolatƏ nella propria emarginazione.

Anche su questo argomento i Ministri dell’attuale Governo stanno predisponendo una serie di dispositivi legislativi con l’obiettivo di alimentare la fallimentare “guerra alla droga” (e ai consumatori) in corso da quasi 50 anni. Nonostante tutti gli indicatori Nazionali e Internazionali abbiano decretato il fallimento strategico e politico di queste proposte la parola d’ordine rimane quella della cieca repressione verso i “pesci piccoli”: un aumento delle pene per i reati di lieve entità porterà ad un aumento delle persone carcerate per reati connessi all’uso di droghe. A questo proposito segnaliamo già oggi che l’Italia ha la più alta percentuale d’Europa di carceratƏ per questo tipo di reati (circa il 36% della popolazione detenuta) e un trend di crescita della diffusione e del consumo di sostanze inarrestabile. Arrestiamo piccolƏ consumatorƏ e piccoƏl spacciatorƏ molto più di qualsiasi altro Paese Europeo e non siamo nemmeno in grado di riconoscere questa reiterazione del fallimento, senza senso.

Le associazioni aderenti ad ALPRIDE in tutte le sue diverse forme supportano apertamente la legge 194 e il principio di autodeterminazione della donna.

Chiediamo con forza il ritiro di tutte le mozioni presentate nei consigli comunali volti a erogare denaro pubblico verso associazioni dichiaratamente contrarie alla pratica dell’interruzione volontaria di gravidanza. Piuttosto, lo Stato e in particolare la Giunta della Regione Piemonte si impegnino a rendere più effettiva possibile questa legge, favorendo l’apertura di consultori pubblici, laddove vi sia carenza, di favorire il loro accesso, di garantire che in ogni ospedale e in ogni struttura pubblica consultoriale sia presente personale medico non obiettore di coscienza. A questo scopo, occorre riequilibrare la presenza del personale, istituendo bandi di concorso riservati a medici specialisti che pratichino IVG.

La Regione Piemonte dovrebbe impegnarsi per garantire il pieno supporto alla donna in qualunque momento, sensibilizzando ed informando sull’ubicazione e sugli orari di apertura dei consultori. L’accesso alle prestazioni erogate nei consultori della Regione deve essere libero, diretto e gratuito.

Siamo dinanzi ad un Grande Sconvolgimento, climatico, ambientale e infine sociale. Il cambiamento climatico è nei fatti: l’ultimo rapporto IPCC assegna solo dodici anni di tempo prima che l’innalzamento della temperatura media globale dia luogo a trasformazioni irreversibili del sistema climatico della nostra Terra. La portata delle devastazioni che ne conseguirebbe non è ancora pienamente prevedibile. Siamo ancora in tempo per fermare la deriva climatica? Forse sì, forse è il momento di agire. Il modello di sviluppo deve essere rivisto, devono essere conseguiti gli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica concordati nel COP24 di Parigi.

Localmente chiediamo un cambio radicale nella gestione dei rifiuti, smettendo di contaminare il suolo con le discariche e transitando velocemente verso un modello di economia circolare. Chiediamo sia rivista completamente la mobilità cittadina, vietando l’uso delle auto nella città, predisponendo trasporti pubblici senza emissioni e progettando una rete capillare di vie ciclabili.

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