Alessandria Pride
segna in agenda: 30 maggio 2026
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CALL FOR ARTIST* 2026
L’associazione Tessere Le Identità, nell’ambito dell’organizzazione di Alessandria Pride 2026, indice un concorso pubblico per la realizzazione dell’illustrazione ufficiale dell’evento.
Il concorso è aperto a graficə, illustratorə, artistə e creativə, senza limiti di età, nazionalità o formazione professionale.
CALL FOR ARTIST* 2026
Si è concluso il concorso promosso da Tessere Le Identità per la realizzazione dell’illustrazione ufficiale di alPride 2026.
Tra le sedici candidature ricevute, è stata selezionata l’opera “MongolFIERA di scendere in piazza”, firmata dal collettivo Le VISIONarie (Camilla Palazzese, Sara Pappadà, Sara Tricerri).
L’illustrazione interpreta il claim “Senza Fine” attraverso una mongolfiera simbolica, espressione di un movimento collettivo che unisce orgoglio, identità e libertà.
L’immagine accompagnerà la comunicazione ufficiale dell’edizione 2026, contribuendo a raccontare il percorso verso la parata del 30 maggio.
Documento politico del Pride 2026
Viviamo in anni in cui i diritti, la dignità e la visibilità della comunità LGBTQIA+ sono sotto attacco. In maniera diffusa in tutto il mondo, forze politiche conservatrici hanno promosso campagne e iniziative di legge reazionarie volte a colpire le soggettività minoritarie. Leggi contro le persone LGBTQIA+ sono state approvate con una preoccupante velocità in paesi nei quali la convivenza delle diversità era da decenni un dato di fatto, mentre dove la situazione era già difficile, il clima si è inasprito.
Gli Stati Uniti guidati da Trump hanno reintrodotto il sesso biologico alla nascita nei passaporti, compromettendo la dignità delle persone trans e la loro sicurezza nei paesi ostili. In Africa, diversi paesi hanno preso provvedimenti contro la comunità LGBTQIA+. È cronaca degli ultimi mesi, ad esempio, come il Senegal abbia inasprito le pene per gli “atti contro natura” e colpito anche il sostegno, l’attivismo e l’informazione. In questo quadro desolante, si contrappone l’iniziativa del Botswana che ha invece da qualche giorno abrogato la vecchia legge che criminalizzava l’attività sessuale tra persone dello stesso sesso. L’America Latina registra tassi di violenza e discriminazione ancora preoccupanti, anche in paesi con quadri legislativi che tutelano le persone LGBTQIA+. E anche la Chiesa, con l’elezione di Papa Leone XIV, sta iniziando ad imprimere una svolta fortemente conservatrice, chiudendo le pur timide iniziative avviate dal suo predecessore (fra cui il no alla benedizione delle coppie omosessuali in Germania degli ultimi giorni).
In Italia, è attualmente in fase di discussione in Parlamento il decreto Schillaci – Roccella che, se approvato, aumenterà gli ostacoli nell’accesso alle terapie e all’accompagnamento ai percorsi di affermazione di genere per i minori. Il ddl Valditara poi, approvato alla Camere e attualmente in discussione al Senato, limita l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole: sebbene nato per contrastare la fantomatica teoria gender, e quindi volto a colpire la comunità LGBTQIA+, esso ostacola di fatto percorsi strutturali di prevenzione, in momenti cui la violenza sulle donne è drammaticamente in aumento anche nella nostra provincia. Permane infine la chiara volontà politica di limitare la libera manifestazione e quindi i Pride, che si esprime con la massima determinazione con i vari “decreti sicurezza”. Vi è la volontà di delegittimare la protesta e ridurne la portata politica, alimentando al contempo una propaganda che giustifica la repressione da parte delle forze dell’ordine di ogni forma di dissenso. Consideriamo tutto questo inaccettabile in uno Stato democratico e contro di questo continueremo a batterci.
Il claim per ALPRIDE 2026 è “senza fine” per affermare che la lotta per i diritti, la dignità e la libertà delle persone LGBTQIA+ non è un percorso che si esaurisce, ma un impegno continuo, collettivo e intergenerazionale. Senza fine è la celebrazione di identità che evolvono, di amori che non si lasciano limitare e di comunità che resistono e si reinventano ogni giorno. È un invito a guardare oltre i traguardi già raggiunti, per riconoscere quanto resta ancora da costruire: diritti pienamente garantiti, inclusione reale, lotta all’omo-bi-lesbo-transfobia e rispetto per tutte le diversità. Senza fine ricorda infine che la battaglia del Pride è intersezionale, un modo per supportare tutte le battaglie a sostegno delle soggettività che vengono spinte sempre più ai margini della società.
A questo contesto politico si affianca un impatto sociale significativo sulla salute mentale e sul benessere psicologico delle persone LGBTQIA+. Numerose ricerche evidenziano come vivere in ambienti percepiti come ostili o non riconoscenti aumenti i livelli di stress, ansia, ipervigilanza e senso di insicurezza. Questo fenomeno, noto come stress minoritario (minority stress), non è legato all’identità della persona, ma alle condizioni sociali in cui essa è costretta a vivere. In tali contesti, il rischio è quello di interiorizzare stigma e discriminazione, con ricadute profonde sull’autostima, sulla costruzione dell’identità e sulla qualità delle relazioni.
Le nostre rivendicazioni si fanno allora ancora più forti e nette: compatti nel difendere l’intera comunità LGBTQIA+, senza cedere a nessun compromesso che ne lasci indietro anche solo una minima parte.
Sosteniamo a piena voce che servono misure nette che proteggano la comunità LGBTQIA+ da attacchi omotransfobici poiché, dopo l’affossamento della legge Zan, non vi sono stati nemmeno timidi tentativi nell’evidenziare tale necessità. A questo proposito, salutiamo con favore la sentenza recente del tribunale di Foggia, che ha riconosciuto l’aggravante legata alla discriminazione omofoba in un caso di aggressione violenta. Registriamo con rammarico come, ancora una volta, la giurisprudenza si faccia carico di tutelare le soggettività marginalizzate al posto della politica. Crediamo che sia fondamentale intervenire sulla legge Mancino, introdotta nel 1993 per punire i crimini d’odio e dell’incitamento all’odio, inserendo le discriminazioni per sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità, accanto alle discriminazioni per razza, etnia e religione (già contemplate), e promuovendo anche una serie di azioni per prevenirle. Chiediamo che si attivino iniziative contro ogni forma di omo-bi-lesbo-transfobia e misoginia, che sono figlie della stessa cultura patriarcale che nutre la violenza maschile, di genere e domestica, anche tramite politiche culturali e sociali efficaci di contrasto a questo fenomeno, che affrontino la questione come una priorità da risolvere. Impensabile è la modifica legislativa promossa dal ddl Bongiorno che interviene sull’art. 609 bis del Codice penale, modificando l’impianto che negli anni ha riconosciuto la centralità del consenso nella definizione della violenza sessuale. A tal proposito rivendichiamo a questo scopo, la centralità dell’attività dei centri antiviolenza e degli sportelli di ascolto, che vanno adeguatamente finanziati.
Ci opponiamo ad ogni legge di Stato che promuova misure volte a limitare il riconoscimento delle persone transgender e promuovano al contempo la loro esclusione dalla società. Chiediamo con forza che vengano finanziati farmaci e presidi sanitari necessari al percorso di affermazione di genere, in modo che esso sia reso fruibile dalle persone che ne hanno bisogno.
Chiediamo che la legge 164 non venga messa in discussione nei suoi principi, anzi piuttosto chiediamo che essa venga migliorata ed attualizzata nella sua applicazione, affinché sia garantito a tutte le persone il diritto all’autodeterminazione del proprio corpo e della propria identità di genere, anche sui documenti di identità. Chiediamo anche che questo sia garantito alle persone che non intraprendono un percorso di affermazione di genere, ma a quanti semplicemente non si riconoscano in un genere specifico.
Chiediamo quindi di riconoscere per legge la procedura delle carriere alias in tutte le Scuole e Atenei, e che questo primo passo ispiri una riforma più ampia per tutta la Pubblica Amministrazione. Chiediamo che i Dirigenti Scolastici del nostro territorio aderiscano all’iniziativa e che forniscano al corpo docente gli strumenti per capire a fondo i temi dell’identità sessuale e dell’identità di genere.
Chiediamo quindi di riconoscere per legge la procedura delle carriere alias in tutte le Scuole e Atenei, e che questo primo passo ispiri una riforma più ampia per tutta la Pubblica Amministrazione. Chiediamo che i Dirigenti Scolastici del nostro territorio aderiscano all’iniziativa e che forniscano al corpo docente gli strumenti per capire a fondo i temi dell’identità sessuale e dell’identità di genere.
Chiediamo inoltre di: implementare gli strumenti informativi per l’accesso alla salute delle persone transgender; facilitare l’accesso ai servizi di sostegno psicologico e psichiatrico con personale adeguatamente formato nelle strutture pubbliche, impegno sulla riduzione dei tempi di attesa, al fine di rivendicare il diritto di tuttə all’accesso ai servizi pubblici, nonché accesso agli screening di prevenzione durante e dopo il percorso medico di affermazione di genere o non medicalizzate; facilitazione dell’accesso alla terapia ormonale in tutte le Regioni in modo omogeneo; istituzione di sportelli territoriali di assistenza/orientamento facilmente accessibili, con funzioni di ascolto e supporto psicologico, anche in partenariato con enti pubblici territoriali e soggetti del privato sociale; prevedere percorsi di accompagnamento post-intervento di attribuzione chirurgica del sesso.
Nell’ultimo referendum molti Comuni hanno eliminato la divisione dei votanti per genere. Felici di questo, chiediamo che lo stesso provvedimento diventi legge nazionale e norma diffusa per tutte le future elezioni.
Chiediamo la cessazione delle riassegnazioni chirurgiche del sesso alla nascita delle persone intersex, perché hanno caratteristiche fisiche considerate non conformi rispetto a una norma completamente irrealistica, motivate da necessità tutt’altro che di salute. Troppo spesso, infatti, le operazioni a cui le persone intersex sono sottoposte niente hanno a che fare con la sopravvivenza e per ampliare questa realtà di consapevolezza sociale, chiediamo la realizzazione di incontri di formazione e sensibilizzazione rivolta a medici, infermieri, ostetriche e personale sanitario in generale affinché risulti progressivamente impossibile confondere una tutela alla vita con un’imposizione ideologica che menoma parte di un’esistenza.
A dieci anni dall’approvazione della legge sulle unioni civili, che pure ha regolamentato anche in Italia le unioni tra persone dello stesso sesso, si è ancora lontani dal fare il passo ulteriore verso il matrimonio egualitario. Coppie che dovrebbero avere uguale dignità e medesimi diritti assicurati alle coppie eterosessuali, sono soggette in Italia ad un principio, di fatto, antidemocratico e discriminatorio poiché sprovviste per legge della possibilità d’accesso al matrimonio. Chiediamo pertanto parità di diritti anche su questo piano, difendendo quelle conquiste e quelle tutele alla parità già raggiunte da altri paesi d’Europa e non solo.
Inoltre, il concetto stesso di famiglia, che ha subito numerose mutazioni nel corso della storia, necessita oggi più di ieri di una profonda riflessione inerente alla sua stessa natura, al fine di poter integrare la sua esistenza sul telaio giuridico-legale italiano, da analizzarsi e modificarsi in relazione alle evoluzioni sociali e culturali che caratterizzano di fatto questa istituzione. È fondamentale riflettere sul suo stretto legame giuridico con il matrimonio, che andrebbe invece slegato per allargarlo a tutte le esperienze eterogenee che già esistono e che meritano un riconoscimento formale e giuridico, per accedere a diritti da cui restano altrimenti escluse. Le persone si amano, convivono, si prendono cura le une delle altre, crescono figli in una moltitudine di schemi e possibilità che è sbagliato cercare di ridurre ad un unico modello. La famiglia è il primo luogo e istituzione con cui veniamo in contatto, il primo ambiente in cui entriamo in relazione con altri ed in cui si costruiscono rapporti di solidarietà tra persone, e di cui subiamo, necessariamente, influenze e condizionamenti: per questa ragione esso non può essere escludente e fondato su paradigmi discriminatori. È quindi, secondo noi, necessario ripensare totalmente l’ambiente familiare, legato troppo spesso ad una visione retrograda, ancora machista e patriarcale.
Chiediamo quindi di prendere atto dell’espansione delle relazioni di affetto, cura e sostegno oltre i confini angusti della coppia e dei legami riproduttivi biologici. Così come ha promosso il Tavolo dei legami queer, chiediamo di delineare una riforma globale del diritto di famiglia, del lavoro e del welfare che metta al centro non l’identità, ma il lavoro di cura, espandendo le possibilità di riconoscere diritti legati a chi questo lavoro lo fa, nelle forme relazionali più diverse.
Riteniamo necessaria una rivalutazione culturale, in un assetto anti-patriarcale, che garantisca la possibilità di adozione da parte di quegli individui e quelle coppie in grado di garantire al minore un clima sereno in cui vivere, indipendentemente dall’orientamento sessuale. Chiediamo che la Legge 169/2024 che considera la Gestazione Per Altrə (GPA) reato universale venga abrogata e si riprenda il dibattito laico e informato sulla tematica, libero da ogni ideologia e strumentalizzazione.
Chiediamo una profonda revisione della Legge 40/2004 che regola la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Già modificata più volte e in molte parti dalla giurisprudenza, questa legge limita ancora infatti l’accesso alla PMA alle sole coppie eterosessuali.
Infine, chiediamo con urgenza che venga introdotta una legge che permetta ad ogni genitore di riconoscere alla nascita lə propriə figlə, superando il criterio che garantisce tale prerogativa soltanto al genitore biologico.
Salutiamo con favore, il recente intervento del Parlamento europeo, che ha chiesto alla Commissione europea di vietare le cosiddette “pratiche di conversione” in tutti gli Stati membri dell’Unione. In Europa infatti, otto Stati membri (Belgio, Cipro, Francia, Germania, Grecia, Malta, Portogallo e Spagna) hanno già adottato divieti nazionali. L’Italia no.
Consideriamo con forte preoccupazione queste pratiche, in quanto violazione dei diritti umani e attacco diretto alla dignità della persona LGBTQIA+. Queste procedure tornano a definire l’orientamento sessuale e l’identità di genere come un qualcosa di modificabile e “sanabile”, riproponendo la passata concezione patologica della diversità. Le evidenze scientifiche mostrano come tali pratiche siano associate a un aumento significativo di depressione, ansia, disturbi post-traumatici e rischio suicidario. Non si tratta quindi solo di pratiche inefficaci, ma di interventi profondamente dannosi che compromettono l’integrità psicologica della persona. Ricordandoci come stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che ogni tentativo di “curare” o modificare l’identità di una persona è privo di fondamento medico, sosteniamo con forza l’adozione di misure legislative che vietino queste pratiche e tutelino l’integrità psicofisica del singolo.
Chiediamo rispetto, libertà, dignità per le lavoratrici e i lavoratori, e leggi che non favoriscano la precarizzazione del mercato del lavoro. Chiediamo il superamento del divario retributivo di genere e una paga che sia degna, commisurata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, come richiesto dalla Costituzione.
Chiediamo l’inclusività e l’integrazione per tutte le persone della comunità LGBTQIA+, nonché interventi per favorirne la formazione e l’inserimento nel mercato del lavoro, con specifica attenzione alle persone transgender, in particolare alle trans femminili. Chiediamo inoltre la promozione dell’inclusione lavorativa e dell’autoimprenditorialità delle lavoratrici e lavoratori LGBTQIA+.
Chiediamo che ogni azienda, oltre a non accettare e a denunciare comportamenti di molestie e violenze nei confronti di chi lavora, si impegni a promuovere iniziative di prevenzione e contrasto al fenomeno della violenza, a predisporre azioni di supporto al reinserimento lavorativo delle vittime e a promuovere attività di sensibilizzazione.
Chiediamo la cancellazione dei vari Ddl sicurezza che in modalità diverse ostacolano il diritto al dissenso e alla sua libera manifestazione. Sconcertante è l’intimidazione da parte della classe politica verso chi protesta, e preoccupante è l’impiego della violenza durante le manifestazioni da parte delle forze dell’ordine.
Chiediamo che la legge 194 sul diritto all’aborto sia davvero effettiva, garantendo all’interno di ogni ospedale e struttura sanitaria pubblica consultoriale la presenza di personale medico non obiettore di coscienza, favorendo l’apertura di consultori pubblici, laddove vi sia carenza, e di favorire il loro accesso. A questo scopo, occorre riequilibrare la presenza del personale, istituendo bandi di concorso riservati a medici specialisti che pratichino l’interruzione di gravidanza e che non abbiano pregiudiziali verso questa. Chiediamo l’uscita delle associazioni dichiaratamente antiabortiste dai consultori e l’abolizione delle pratiche barbariche come l’ascolto del battito del feto prima dell’interruzione di gravidanza. Chiediamo inoltre con forza il ritiro di tutte le mozioni presentate nei consigli comunali volti a erogare denaro pubblico verso associazioni dichiaratamente contrarie alla pratica dell’interruzione volontaria di gravidanza.
Chiediamo che si interrompa il percorso legislativo del Ddl Valditara che vieta qualsiasi attività educativa sulla sessualità e affettività nelle scuole dell’infanzia e primarie, e permette di parlarne solo nelle scuole secondarie, previo consenso scritto delle famiglie. Un provvedimento che priverà la scuola della sua capacità di educare al consenso e alla libera convivenza delle diversità, ostacolando di fatto anche tutti quei percorsi strutturali di prevenzione, in momenti cui la violenza sulle donne è drammaticamente in aumento anche nella nostra provincia. L’educazione sessuo-affettiva, infatti, favorisce lo sviluppo di competenze emotive, relazionali e di consenso, contribuendo alla costruzione di contesti più sicuri e inclusivi per tutte le persone, indipendentemente dal loro orientamento o identità.
Chiediamo che venga promossa l’educazione alle differenze e alla creazione di una cultura di valori che promuova l’espressione personale come forma di libertà, verso il superamento del bullismo e della cultura omo-bi-lesbo-transfobica.
Chiediamo l’istituzione di strumenti di sostegno al reddito, in forma individuale e slegati dal nucleo familiare, che sostengano le persone nel loro percorso di autodeterminazione. Chiediamo la costituzione di nuove forme di welfare, anche in ambito abitativo, che vadano a tutelare le persone vittime della perdita della casa, per motivi economici, per via di un allontanamento o la fuga da situazioni di violenza domestica. Chiediamo infine che il diritto alla salute torni ad essere oggetto di politiche mirate e finanziamenti adeguati, evitando pericolosi tagli alla sanità e alla sua progressiva privatizzazione, ancora una volta a svantaggio di quelle classi più povere della popolazione non in grado di rivolgersi ai servizi privati.
Chiediamo che il diritto alla salute sia inteso non solo come assenza di malattia, ma come possibilità di vivere pienamente la propria identità, tramite la promozione di un approccio affermativo, che non guardi alla salute mentale come un servizio accessorio. È necessario garantire accesso equo e sostenibile a percorsi di supporto psicologico, soprattutto per le persone che vivono condizioni di marginalità o vulnerabilità. E’ fondamentale, infine, che questi percorsi vengano effettuati da personale adeguatamente formato e competente sulle tematiche LGBTQIA+, al fine di evitare esperienze di invalidazione o retraumatizzazione.
Occorre una revisione delle politiche nei confronti delle persone migranti per favorirne un reale inserimento dopo l’uscita dai centri di accoglienza e tutela dei diritti fondamentali di ogni individuo, richiedente asilo o meno. Spesso i servizi rivolti alle persone migranti sono erogati senza tenere in considerazione la dimensione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Chiediamo quindi maggiore tutela e formazione per i migranti LGBTQIA+ che fuggono a causa di persecuzioni, anche di natura sessuale: soprattutto a causa dei tabù verso i temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, molte persone migranti LGBTQIA+ non possono contare su un valido aiuto e restano isolate nella propria emarginazione.
Riaffermiamo infine con forza la necessità di introdurre nella legislazione nazionale il principio dello Ius Soli, secondo cui chi nasce sul suolo italiano, è italiano.
Chiediamo che si prosegua il cammino intrapreso tramite l’approvazione del testamento biologico verso l’approvazione di una legge che riconosca in modo assoluto ai cittadini il diritto alla libera scelta sulla propria esistenza e sulla sua fine.
Riteniamo che ogni persona, con qualsiasi tipo di disabilità, abbia la stessa libertà di scelta di partecipare alla società come stabilito dai progetti di Vita Indipendente, definita dall’articolo 9 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Sebbene la Legge Delega 227/2021 e il successivo D.Lgs. 62/2024 abbiano tracciato la strada per il “Progetto di Vita” individuale e personalizzato, denunciamo l’incertezza sui tempi di applicazione universale e la carenza di fondi strutturali che rischiano di far slittare la piena operatività oltre il 2026. Chiediamo che non venga bloccato questo iter attuativo e che in parallelo venga promossa una nuova legge specifica sulla Vita Indipendente, rivolta a tutte le disabilità e scritta con la partecipazione prevalente di persone disabili.
Sottolineiamo l’importanza del garantire il diritto al sesso e all’affettività per tutte le persone con disabilità. Parlare di sesso e disabilità significa parlare di affetto e di diritti, di emozioni e di professioni: il tema ruota sempre e comunque attorno al concetto di dignità. Chiediamo il recupero e l’aggiornamento dei progetti di legge in materia di sessualità assistita, per giungere finalmente al riconoscimento giuridico della figura dell’operatore all’emotività, all’affettività e alla sessualità (OES), garantendo così un supporto professionale e rispettoso dell’autodeterminazione individuale.
Riteniamo inoltre fondamentale riconoscere e affrontare le condizioni di isolamento e abbandono che troppo spesso coinvolgono le persone con disabilità, le persone anziane e, più in generale, tutte coloro che vivono una condizione di fragilità fisica e/o cognitiva. La carenza di servizi pubblici adeguati e accessibili scarica ancora oggi il peso della cura quasi esclusivamente sulle famiglie, che si trovano costrette a scegliere tra il proprio benessere, il lavoro e l’assistenza ai propri cari.
Chiediamo un rafforzamento concreto dei servizi territoriali, socio-sanitari e di supporto alla cura, affinché nessuna persona venga lasciata sola e la responsabilità della cura sia finalmente riconosciuta come collettiva. Garantire dignità significa anche assicurare condizioni di vita adeguate, relazioni, supporto e possibilità di autodeterminazione non solo per chi vive una disabilità, ma anche per chi se ne prende cura.
Chiediamo che si cambi radicalmente l’approccio legislativo repressivo, caratterizzato da un aumento delle pene per i reati di lieve entità, e si passi piuttosto ad un approccio di recupero e riabilitazione.
Chiediamo politiche che mettano al centro dell’agenda la sostenibilità ambientale e la riduzione del riscaldamento climatico, in modo da lasciare un pianeta ancora vivibile e accogliente alle future generazioni. Chiediamo politiche che promuovano ulteriormente la riduzione dei rifiuti, il riciclo e l’economia circolare, riducendo quindi il ricorso a discariche e termovalorizzatori. Chiediamo sia rivista la mobilità cittadina, promuovendo politiche che limitino l’uso delle auto nella città, con la creazione di alternative virtuose attraenti per i cittadini, predisponendo trasporti pubblici a basse emissioni e progettando una rete capillare di vie ciclabili.
Chiediamo politiche a favore dell’energie rinnovabili, che riducano l’inquinamento e garantiscano l’indipendenza da fonti fossili come gas e petrolio.
Siamo infine profondamente preoccupati per l’escalation bellica alla quale assistiamo nel mondo. Siamo profondamente convinti che ogni conflitto, aggressione, invasione e violazione del diritto internazionale rappresenti una sconfitta per l’umanità intera, e ogni vittima e violazione dei diritti umani sia una ferita profonda nella nostra anima. Chiediamo che la comunità internazionale compia tutti gli sforzi possibili per far cessare i conflitti, affinché tutti i popoli e le future generazioni possano vivere in un mondo di pace duratura. Chiediamo ancora con forza che vengano riconosciuti al popolo palestinese i propri diritti e che venga finalmente avviato un processo di pace che preveda la creazione di uno stato palestinese.
Riteniamo che una politica di difesa europea non possa guardare al riarmo dei singoli Stati come unica soluzione per fare fronte alle guerre, e che l’obiettivo firmato dal governo Meloni del 5% del PIL dedicato alla difesa, in risposta alla richiesta di Trump, sia una scelta profondamente sbagliata. Occorre prediligere l’uso della via diplomatica, la tutela del diritto europeo e internazionale nella costruzione di un progetto di difesa comune che vede al centro un’Europa democratica, a tutela del diritto di autodeterminazione dei popoli e dei singoli.
Gli enti firmatari del documento
- Tessere Le Identità APS
- Agedo Asti Alba Alessandria
- Associazione Comunità San Benedetto al Porto APS
- Alterego APS
- Casa delle Donne TFQ Alessandria
- Casa di Quartiere
- Cellula Coscioni Alessandria
- Centro InclusivaMente
- CGIL Alessandria
- Collettivo Bunch
- Compagnia Teatrale Stregatti
- Coompany Cooperativa Sociale
- Cultura e sviluppo
- ICS ETS
- Il Gabbiano Cooperativa Sociale
- Impulsi
- Me.Dea Centro antiviolenza
- Medusə
- Progetto Traballo
- Radio Gold
- Ristorazione Sociale
- Sin Art
- UIL Alessandria
- YGGDRA
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